Noemi ha 10 anni, frequenta la terza elementare, ogni mattina indossa la sua divisa e va a scuola poco distante da casa sua. “Esci dal cancello della scuola – mi racconta – giri a destra, cammini per qualche minuto e arrivi a casa mia. Vivo con mia mamma, che insegna qui, e con mio fratellino”. Prima di iniziare gli incontri previsti nella scuola, parliamo un po’ e le chiedo come ha trascorso il giorno prima, la domenica. Mi dice che di mattina è andata in chiesa, mentre nel pomeriggio ha giocato in giardino. A sua volta, mi chiede come ho invece trascorso io la giornata. Le racconto che sono stata al mare, lei mi guarda un po’ stranita: “Io non sono mai stata al mare”. Nel frattempo inizia la lezione, dividiamo la classe in piccoli gruppi da cinque persone e iniziamo a fare gli esercizi assegnati: elencare i danni che si provocano quando si dà fuoco ai rifiuti e imparare l’importanza della separazione tra rifiuti organici e inorganici. Io lavoro nello stesso gruppo di Noemi con altri quattro bambini, tutti più o meno della stessa età. Durante qualche breve pausa mi fanno una pioggia di domande: i bambini sono molto curiosi di sapere perché ho un accento così strano quando parlo in spagnolo, da dove vengo, quanto tempo rimarrò e se ci saranno altre lezioni simili. Io intanto continuo a pensare a quello che poco prima mi ha detto Noemi: ha dieci anni e non è mai stata al mare. Chiedo allora anche agli altri bambini. Dei cinque bambini e bambine con i quali sto lavorando, solo uno di loro è stato al mare, mentre gli altri, nati in comunità miskite vicine, conoscono solo la laguna e il fiume.

Ci troviamo in Nicaragua, non nel nord del Paese senza sbocchi sul mare, bensì sulla costa caraibica della città miskita di Bilwi – Puerto Cabezas. Sì, siamo ai caraibi, ma non quelli che si vedono in cartolina.

Bilwi è una piccola città di mare con circa 67 mila abitanti, una di quelle città nelle quali appena atterri a colpirti è l’odore dell’aria salata. Facendo un giro per la città però, appare subito evidente che non propende verso il mare. “Bilwi, – afferma un’amica – è una città che ha dato le spalle al mare e ai Caraibi” e non c’è frase migliore per descrivere Puerto Cabezas.

In città, GVC è presente con il progetto “Tawan Klin – Ciudad Limpia(Città Pulita – ndr) attraverso il quale si vuole ripulire l’area dai rifiuti, migliorare la situazione ambientale, igienico-sanitaria e socio-economica dei suoi abitanti, insieme al Comune di Puerto Cabezas, il Fondo Catalano di Cooperazione allo Sviluppo (FCCD) e l’Associazione di riciclatori del Nicaragua (ASORENIC).

I rifiuti sono un problema reale e quotidiano, vengono bruciati, depositati illegalmente in strada o gettati nei vari corsi d’acqua. Su questo lavora GVC che, insieme ai partner del progetto cofinanziato dall’Unione Europea, vuole introdurre un sistema efficace di raccolta e smistamento dei residui organici e inorganici. Una parte importante del progetto, sono le attività di educazione formale che si svolgono all’interno delle scuole: con bambini e bambine dai 7 ai 13 anni cerchiamo di parlare di Ambiente e raccolta differenziata, facciamo capire le conseguenze che derivano dal non depositare i residui nei luoghi di ritiro e cerchiamo di introdurre buone pratiche come per esempio il riciclo di alcuni materiali, tra cui la plastica. Durante le prime lezioni abbiamo anche svolto qualche esercitazione pratica: i bambini e le bambine hanno costruito un contenitore per i rifiuti, composto da bottiglie di plastica che il giorno prima avevano raccolto nelle proprie case. La maggior parte di loro non aveva mai visto un contenitore composto da bottiglie e alcuni, terminata la lezione, hanno fatto entrare in classe i propri genitori per mostrarlo e riproporlo in casa.

 

Valentina Fiori

Junior Communication Officer – Nicaragua

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