Sono le 8:00 a Siem Reap, un cielo azzurro e 30 gradi. Finalmente sono arrivata in uno dei luoghi più turistici del mondo: il tempio di Angkor, un paradiso per gli occidentali come me.

Ma non sono qui per turismo. Sono una volontaria. Aspetta, posso già sentire critiche e polemiche: “Quindi stai facendo voluntourism? Lavorerai una settimana in un orfanotrofio e poi tornerai alla tua vita confortevole?” E non li biasimo. Oggi molti viaggiatori socialmente consapevoli stanno cercando di vivere un’esperienza locale nella quale possano fare la differenza nelle comunità e località che visitano. Questo è un atteggiamento apprezzabile, ma la situazione qui in Cambogia è abbastanza diversa. Il voluntourism è diventato una vera e propria industria lucrativa in Cambogia, qualche anno fa aveva fatto notizia un turismo non autorizzato in…orfanotrofi! Ancora oggi, non è raro vedere turisti in visita negli orfanotrofi o in villaggi molto poveri, previste dalla guida come vere e proprie mete.

Ora capite perché dire che sei un volontario in Cambogia può avere una connotazione negativa?

Ma io non sono una semplice volontaria. Sono una degli EU Aid volunteers e questa è una grande differenza. Sono stata formata e qualificata come idonea dall’Unione Europea per sostenere progetti umanitari e rafforzare la capacità e la resilienza delle comunità colpite da disastri naturali, crisi artificiali o semplicemente comunità che lottano per rimanere autosufficienti, nonostante siano messe a dura prova da povertà e catastrofi ambientali.

Non solo ho avuto la fortuna di entrare nell’iniziativa EUAV ma ho anche avuto il privilegio di essere selezionata da GVC per sostenerli in Cambogia su un progetto legato alle migrazioni. GVC è presente in Cambogia dal 2004, ovvero da quando hanno iniziato a sostenere le comunità rurali a sviluppare le proprie risorse e a migliorare la sicurezza alimentare attraverso corsi di agricoltura, costruzione di pozzi e bacini d’acqua, e facendo sensibilizzazione sulla malnutrizione e l’igiene. Ben presto è diventato difficile trovare partecipanti attivi per i loro progetti poiché molti cambogiani hanno cominciato a lasciare i loro villaggi per trovare un lavoro migliore e meglio retribuito all’estero. Per raggiungere la Thailandia, la maggior parte di loro ha iniziato a emigrare in maniera irregolare. Nel 2014, GVC ha deciso di intervenire su questo problema e agire per proteggere i migranti cambogiani, promuovendo pratiche di migrazione sicure nelle comunità vulnerabili.

Per comprende la portata della migrazione, basti sapere che ad oggi, circa un milione di migranti cambogiani vive in Thailandia e la maggior parte di loro non sono emigrati in maniera regolare. Lavorano in aziende agricole, fabbriche di plastica e società di costruzioni in condizioni molto difficili, nell’illegalità e spesso subiscono abusi dai datori di lavoro. Un dato sorprendente riguarda le donne: ci sono tante donne quanti uomini che lavorano, specialmente nel settore delle costruzioni. Vivono con le loro famiglie nei cantieri, e spesso devono affrontare molestie e violenze dai loro colleghi maschi. Le donne devono affrontare anche la difficile scelta di lasciare i figli nei villaggi con i nonni, i quali si prendono cura anche di cinque nipoti senza ricevere alcun sostegno finanziario e sociale.

Capita durante la traversata illegale che i cambogiani finiscano vittime del traffico di esseri umani. Ne sono vittime specialmente le persone che vivono in zone rurali, le più povere del paese. A loro insaputa, con l’inganno vengono venduti dai trafficanti di uomini ai capitani delle barche da pesca tailandesi, che ne fanno degli schiavi. Anche questa esperienza traumatica è stata ben documentata dai media qualche anno fa. Ora non leggiamo più di questi racconti di orrore dal mare, ma il problema non è affatto scomparso. Al contrario, è più probabile che le imbarcazioni vadano lontano dalle acque tailandesi per evitare le misure del governo mirate a frenare la pesca illegale.

Per ridurre il traffico di esseri umani e lo sfruttamento del lavoro, GVC e i suoi partner locali organizzano dei gruppi di auto-aiuto in cui i migranti che hanno fatto ritorno possono condividere la loro storia, positiva o negativa, con il resto della loro comunità. Durante questi incontri vengono diffuse informazioni sui diritti dei lavoratori e sulla procedura giuridica da seguire per poter lavorare regolarmente in Thailandia. GVC inoltre porta avanti campagne di advocacy  per informare le autorità locali sia in Cambogia sia in Thailandia sulla drammatica situazione e per incoraggiare un’effettiva attuazione delle politiche in materia di lavoro e migrazione. La complessa burocrazia e gli alti costi per ottenere un permesso regolare sono infatti alcune fra le cause della migrazione illegale. L’altra è la povertà estrema.

GVC è una delle pochissime organizzazioni internazionali che lavora sulla migrazione e il traffico di esseri umani in Cambogia, per cui sono molto orgogliosa di partecipare alle loro attività. Ero particolarmente desiderosa di essere coinvolta dall’altro lato del confine per aiutare coloro che non hanno la possibilità di lasciare la propria famiglia, la propria casa e il proprio paese per sopravvivere, per coloro che non sanno cosa sia l’uguaglianza, la democrazia o i diritti umani.

Non ho particolari aspettative. Sono venuta a osservare, imparare e forse capire meglio cosa sia l’aiuto umanitario in un mondo in continua evoluzione e in un contesto socio-politico difficile. Per me è questa l’essenza del volontariato: prendersi il tempo di guardare, ascoltare, essere presente in parti del nostro pianeta dove più che mai abbiamo bisogno di agire in modo che le persone possano difendere la propria dignità.

Marie Bracquemont, Senior EU Aid Volunteer in Communication, Cambogia

Condividi su

Il nostro sito web utilizza i cookie per migliorare i servizi e le esperienze offerte ai visitatori. La prosecuzione della navigazione ne comporta l’accettazione. Maggiori info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi