EU Aid Volunteers non prevede solo l’invio di volontari, ma mira a coinvolgere altre organizzazioni europee ed extra europee in questa iniziativa, attraverso percorsi di assistenza tecnica e rafforzamento delle competenze per dare collettivamente una risposta efficace alle crisi umanitarie. Per dare un’idea del grande lavoro che c’è dietro, Sara Alves, Project Manager del settore di Global Education di GVC, ci racconta il processo che porta a ottenere la certificazione come sending organization.

EU Aid Volunteers non è solo invio dei volontari, è anche assistenza tecnica rivolta alle realtà che vogliono partecipare a questa nuova iniziativa europea. È questo il caso di Bringing the value of volunteers and CSOs to EU humanitarian response (AIDCSO), progetto portato avanti da un consorzio formato da ONG certificate come GVC e Alianza por la Solidaridad, organizzazioni esperte nel settore del volontariato (Volonteurope) e nella cooperazione internazionale (HBAid), le quali, tutti insieme, formano e accompagnano potenziali organizzazioni di invio lungo il percorso di certificazione.

Il cammino verso la certificazione è molto complesso e lungo. Si caratterizza infatti di varie tappe tra cui formazioni e-learning ad ampia partecipazione sulle tematiche dell’aiuto umanitario e dell’importanza del volontariato, questionari di analisi e selezione dei profili interessati e consoni per procedere alle fasi successive, webinar  sull’iniziativa, sicurezza, gestione del volontario e gender, autovalutazione dei propri standard per poi entrare nella fase di visite tecniche.

Il team AIDCSO ha fatto visita a ben 13 associazioni, precedentemente selezionate, per affrontare dubbi, fornire consigli, ma soprattutto analizzare gli standard richiesti da EACEA, le procedure e la documentazione già in possesso delle “potenziali sending”. Dopo una prima visita a CESVOT, centro dei servizi di volontariato per la Toscana, che ho realizzato a inizio marzo a Firenze insieme a Rosalind di VolontEurope, ho viaggiato in qualità di rappresentante GVC a Zagabria insieme a rappresentanti di HBAID per incontrare l’associazione Croatian Baptism Aid (CBA). La città ci ha accolto con giornate primaverili e odore di fragole nell’aria, CBA con torte locali e la voglia di raccontarci le varie attività che da anni portano avanti nei Balcani.

Croatian Baptism Aid nasce nel 1978 all’interno della chiesa battista locale e realizza le sue attività nel rispetto dei principi di non-discriminazione per appartenenza religiosa, di razza, sesso. Il loro aiuto, rivolto a chi si trova costretto a lasciare la propria casa e il proprio paese, inizia durante il conflitto dei Balcani e prosegue con la grande crisi migratoria degli ultimi anni. Col tempo sono cambiate e cambiano le nazionalità di provenienza, ma CBA continua il suo servizio cercando di dare una vita degna a chi arriva, di passaggio o più stabilmente, nel territorio croato. Il lavoro di CBA è possibile anche grazie al coinvolgimento di volontari locali, europei ed extra-europei, e al momento si contano 150 diversi volontari che aiutano attivamente lo staff distribuendo beni alimentari e non.

CBA vorrebbe continuare il suo lavoro strutturandosi maggiormente e valutando possibilità quali il programma EU Aid Volunteer e questo è il motivo della nostra visita: insieme spieghiamo il programma, analizziamo gli standard richiesti per poi valutare la fattibilità di una certificazione e i passi successivi da compiere. Nel caso di CBA decidiamo di concentrarci sulle pratiche che possano essere delle buone linee guida per migliorare e potenziare il loro lavoro. La struttura base di un’organizzazione (statuto, codice di condotta) e il management dei volontari è già di buon livello date le numerose esperienze, va però strutturato ulteriormente per garantire procedure di sicurezza, monitoraggio e valutazione delle esperienze di volontariato.

Dopo due giorni intensi di meeting e di confronto lasciamo David, Zeyko e Toma di CBA con un programma fattibile di piccole azioni concrete e con grandi progetti di impiego di volontari nel settore umanitario nei Paesi extra- EU anche più vicini quali Bosnia and Herzegovina, Serbia etc.

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